Autore: Mattia Mosso
Data di immissione del modello: 30/05/2023
Contatto dell'autore per informazioni specifiche su questo modello prestativo: mattia.mosso11@gmail.com
Tipologia di sport:
Individuale
Situazionale
Arte Marziale catalogato come Sport da Combattimento
Disabilità ammesse:
Disabilità visiva
Classificazioni e categorie:
Gli atleti vengono classificati secondo il genere, il peso e la disabilità visiva.
Classificazione secondo disabilità visiva (IBSA, International Blind Sports Federation):
J1: per atleti ciechi la cui disabilità deve risultare in un'acuità visiva inferiore o uguale a LogMar 2.6 in visione binoculare.
J2: per atleti ipovedenti la cui acuità visiva deve essere compresa tra LogMar 1.3 e 2.5 con visione binoculare o con campo visivo binoculare di 60 gradi o meno di diametro.
Classificazione (IBSA):
Uomini J1: -60 kg, -73 kg, -90 kg, + 90 kg.
Uomini J2: -60 kg, -73 kg, -90 kg, + 90 kg.
Nel documento in vigore, al 22/05/2023, della FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi), la classificazione per alcune competizioni nazionali viene fatta secondo il modello precedente:
B1: questi atleti hanno un'acuità visiva molto bassa e/o nessuna percezione della luce.
B2: questi atleti hanno un'acuità visiva superiore rispetto a quelli che gareggiano nella classe sportiva B1 e/o un campo visivo di raggio inferiore a 5 gradi.
B3: questi atleti hanno il minor danno visivo idoneo per lo sport paralimpico. Hanno la più alta acuità visiva e/o un campo visivo di raggio inferiore a 20 gradi.
Rispettivo sport per normodotati e tabella comparativa:
Le regole del judo paralimpico sono le stesse del judo classico, in quanto entrambe le discipline fanno riferimento al documento dell'International Judo Federation (IJF), con alcuni accorgimenti.
Tempo di gara:
Judo classico (J): 5 minuti
Judo Paralimpico (JP): 4 minuti
Ingresso sul tatami:
J: gli atleti entrano in autonomia
JP: i judoka J1 sono accompagnati dall'arbitro per mano uno per lato mentre i judoka J2 camminano di fianco all'arbitro senza scorta.
Inizio e sviluppo dell'incontro:
J: gli atleti iniziano staccati e non sono obbligati a rimanere sempre in presa con l'avversario.
JP: gli atleti iniziano in presa e durante l'incontro dovranno essere sempre attaccati; l'atleta può lasciare la presa nel caso in cui subisca una proiezione o una tecnica di sottomissione.
Nel caso in cui venga a mancare la presa anche solo di una delle due mani entrambi gli atleti saranno riaccompagnati nelle posizioni iniziali.
Se la posizione di partenza non sarà corretta verrà dato shido (sanzione lieve).
Uscita dall'area di gara durante il combattimento:
J: i judoka saranno sanzionati con shido.
JP: gli atleti J1 che usciranno dal tatami non saranno penalizzati, a meno che il judoka non esca volontariamente e ripetutamente, mentre gli atleti J2 che usciranno dal tatami senza fare nessuna azione potranno essere penalizzati.
Quando i concorrenti si avvicinano all'area di sicurezza, l'arbitro si sposterà al centro dell'area di gara annunciando Jogai, in modo che i due possano cambiare la direzione.
Se un concorrente è anche non udente non va mai dato shido, tranne nel caso in cui l'arbitro abbia avvertito il judoka, girando la sua mano chiusa nel palmo della mano dell'atleta, che sta uscendo ripetutamente senza attacco e che verrà penalizzato la volta dopo.
Ruolo dell'allenatore:
J: durante l'azione è limitato nel dare consigli tattici, incoraggiamenti e istruzioni.
JP: possono essere dati consigli solo per quanto riguarda l'orientamento e la sicurezza dell'atleta, ed è comprensibile che judoka J1 abbiano bisogno di più attenzioni.
Attenzioni speciali:
JP: gli atleti J1 hanno bisogno di più tempo per iniziare la loro azione e le sanzioni saranno diverse rispetto agli atleti J2.
i giudici dovranno penalizzare i concorrenti quando non venga rispettato l'interesse e la protezione degli atleti non vedenti.
Ambiente:
Indoor
Stagione: annuale.
Superficie di gara: Tatami, ovvero un tappeto di origine giapponese, formato da un'area 10 x 10 m con una zona di sicurezza di altri 3 metri (4 metri se 2 aree di gare sono vicine tra loro), le due zone devono essere di colori differenti.
Al centro dell'area di combattimento dovranno essere posizionati due nastri, uno bianco ed uno blu/rosso, in modo da indicare le posizioni in cui i concorrenti inizieranno e termineranno la gara. Il nastro bianco è fissato alla destra e il blu/rosso alla sinistra dell'arbitro.
Deve essere assicurata la distanza di 1 metro tra il campo di gara e qualsiasi oggetto possa essere colpito dai concorrenti.
Artificiale
Materiali:
Judogi: abbigliamento del judoka composto da una giacca di cotone priva di bottoni o altri accessori, un pantalone largo in cotone e una cintura denominata obi che in base al colore definisce il grado dell'atleta. Il judogi può essere bianco o blu e, secondo le regole IJF, nelle competizioni internazionali, deve essere omologato.
Sul dorso del judoka può essere presente un cerchio di 7 cm di diametro nei seguenti casi:
Gli atleti J1 (non vedenti) hanno sul dorso un cerchio rosso che indica il loro grado di disabilità.
Gli atleti non udenti hanno un cerchio giallo sul dorso.
Gli atleti J1 (non vedenti) e non udenti hanno due cerchi, uno rosso e uno giallo, sul dorso.
Dorso atleta non vedente
Dorso atleta non vedente e non udente
Obiettivo:
Sconfitta dell’avversario
I punteggi e la vittoria dell'incontro sono così classificati:
Ippon: è la vittoria immediata ottenuta tramite una proiezione che faccia atterrare l'avversario sulla propria schiena in modo controllato, con la tecnica e la velocità adeguate.
Può essere ottenuto anche portando lo sfidante alla resa, attraverso l'uso di tecniche di soffocamento o di leva articolare, o immobilizzandolo per 20 secondi.
Un ippon conferisce 10 punti.
Waza-ari: è attribuito nei casi in cui una proiezione manchi di uno degli elementi fondamentali (atterraggio dell'avversario sulla schiena, tecnica, velocità e controllo dell'azione) per assegnare un ippon.
Può essere ottenuto anche immobilizzando l'avversario in un intervallo di tempo che va dai 15 ai 20 secondi.
Un waza-ari vale 7 punti.
2 waza-ari valgono la vittoria.
Kinza: vale a dire un attacco che porti l'avversario ad una caduta in avanti sulle ginocchia o su tutta la parte frontale.
Non conferisce punteggio.
Hansoku-make: comporta la sconfitta dell'avversario e viene attribuito dopo tre shido (penalità lieve), o dopo un comportamento che va contro lo spirito del judo.
Difficoltà (da 0 a 5):
Condizionale: 4
Coordinativa: 5
Intellettiva: 5
Inizio pratica agonistica (età):
A partire dai 12 anni, che corrisponde alla categoria Esordienti A.
Inizio pratica professionistica:
L'entrata nel circolo della Nazionale identifica l'inizio della pratica professionistica, secondo la FISPIC a partire dai 16 anni.
Sport paralimpico:
Il judo è nato in Giappone alla fine del diciannovesimo secolo, come attività che abbraccia aspetti fisici, mentali, educativi, morali.
Nel 1981 viene fondata la IBSA (International Blind Sports Federation), ovvero l'organizzazione che ha come obiettivo la promozione dello sport per non vedenti e ipovedenti, membro del Comitato Paralimpico Internazionale. Le competizioni maschili della disciplina sono state introdotte alle Paralimpiadi di Seul 1988, mentre quelle femminili ad Atene 2004. Nel 2010, in Italia, viene fondata la FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi), l'organo di riferimento italiano.
Demografia: quanti lo praticano, chi lo pratica (genere), diffusione geografica:
Il judo paralimpico è l'arte marziale più popolare al mondo per gli atleti con disabilità visive.
L'IBSA è responsabile di oltre 110 federazioni nazionali sparse in tutti i continenti, con molte migliaia di atleti non vedenti.
Il judo paralimpico è praticato in maniera uniforme sul territorio nazionale italiano.
Alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 hanno partecipato 138 atleti di entrambi i generi, 58 donne e 80 uomini.
Frequenza gare:
Secondo la FISPIC il numero di gare cambia a seconda del livello a cui si compete:
Preagonisti: disputano 4 o 5 competizioni l'anno.
Agonisti: disputano 2 o 3 competizioni l'anno.
Atleti che competono a livello internazionale: disputano 4 o 5 competizioni l'anno.
Record mondiale (se esistente):
Il brasiliano Antonio Tenorio è l'atleta più medagliato con 4 ori consecutivi vinti tra Atlanta 1996 e Pechino 2008. Recentemente Tenorio ha conquistato un bronzo a Londra 2012 e un argento a Rio 2016.
Al 20/05/2023, il Giappone è il paese di maggior successo alle Paralimpiadi con 12 ori e 30 medaglie complessive.
A Rio 2016 i judoka hanno gareggiato nel campo più grande di sempre ai Giochi Paralimpici, ovvero l'Arena Carioca 3 situata nel quartiere Barra da Tijuca, nella Zona Ovest della città di Rio de Janeiro.
A livello nazionale Paolo Camanni Dong Dong è uno degli atleti di punta italiani nella categoria J1 -73 kg. Nel 2022, Camanni, ha vinto 3 medaglie di bronzo (Mondiali a Baku , Europei di Cagliari e Grand Prix di Antalya in Turchia) e un oro ai Giochi Europei Paralimpici Giovanili in Finlandia.
Antonio Tenorio con la medaglia d'argento alle Paralimpiadi di Rio De Janeiro 2016
Complesso Carioca composto da 3 aree nel 2016
Somatotipo:
Vista la classificazione degli atleti in base al loro peso, il somatotipo cambia a seconda della categoria; non sono stati trovati dati che facessero riferimento al judo paralimpico per cui le informazioni sono ricavate da judoka senza disabilità.
Ectomorfo: presente nella categoria più leggera (-60 kg).
Endomorfo: presente nella categoria -60 kg per via della possibile bassa percentuale di grasso corporeo, e dalla categoria -66 kg fino alla categoria +90 kg.
Mesomorfo: predominante dalla categoria +90 kg.
Secondo la FISPIC non vi sono differenze significative tra judoka paralimpici e judoka classici.
Morfotipo:
Come per il somatotipo anche il morfotipo è influenzato dalla suddivisione in categorie, il peso può variare dai -60 kg ai +90 kg.
Lo studio di Casals et al. (2017) ha preso in esame alcuni judoka non paralimpici di diverse categorie stabilendo un peso medio di 85,9 kg con variazioni maggiori o minori di 24,5 kg, e l'altezza media di 180 cm con variazioni maggiori o minori di 15,5 cm.
Secondo la FISPIC non vi sono differenze significative tra judoka paralimpici e judoka classici.
Distanza della prestazione:
Il judo è caratterizzato da spazi limitati perciò gli spostamenti sono minimi.
Durata:
L'incontro ha una durata totale di 4 minuti. In caso di parità al termine del tempo regolamentare si continuerà con il Golden Score, che non avrà un limite ma si concluderà quando a uno dei due atleti verrà attribuito un punteggio.
L'azione ha una durata variabile, vista però la particolarità del dover rimanere sempre in contatto durante l'azione, più i judoka lasceranno la presa più i momenti di riposizionamento saranno frequenti e le azioni brevi.
Frequenza cardiaca:
Fc media: 179 bpm
Fc min: 165 bpm
Fc max: 193 bpm
I valori sono presi dallo studio di Branco B. et al. (2013), da judoka senza disabilità.
I valori, per quanto riguarda i judoka con disabilità visiva, possono essere diversi a seconda della gara per via delle diverse modalità con cui gli atleti affrontano l'incontro e delle pause che possono essere più o meno frequenti.
Tipologia di lavoro:
Lavoro aciclico
Sistema energetico coinvolto:
Aerobico-anaerobico alternato
Il judo è caratterizzato da un'attività ad alta intensità che comprende movimenti esplosivi ripetuti nel tempo.
Nello studio di Loturco I. et al. (2017) viene mostrato come la potenza muscolare sprigionata, in esercizi di jump squat, bench press, standing barbell row, sia maggiore nei judoka olimpici rispetto a judoka paralimpici.
Alimentazione e idratazione:
La dieta per il judoka deve essere varia ed equilibrata in modo da riuscire a sostenere i carichi di lavoro richiesti, migliorare la qualità della vita e ridurre gli infortuni.
Secondo la FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali) l'apporto giornaliero di nutrienti consigliato è così diviso:
Carboidrati: minimo 3-4 gr/kg di peso corporeo (55-60% delle kcal totali).
Proteine: pari a 1,2-1,6 gr/kg di peso corporeo (20% delle Kcal totali).
Lipidi: 0,54 gr/kg di peso corporeo (20-25% delle Kcal totali); principalmente acidi grassi insaturi in particolare omega-3.
Per quanto riguarda l'idratazione, per evitare un deterioramento della prestazione dovuto alla progressiva disidratazione, si deve mantenere il bilancio idrico durante l'esercizio.
L'assunzione di acqua dovrebbe essere così divisa:
400- 600 ml di liquidi 2/3 ore pre allenamento.
circa 100-150 ml ogni 15/20 minuti di esercizio.
Entro 30 minuti dalla fine dell'attività, reintegro di acqua e sali minerali.
La disidratazione può portare ad una minore capacità di concentrazione e mantenimento dell'abilità motoria, ad una diminuzione della forza muscolare e delle difese immunitarie, ad una maggiore fatica mentale, e problemi fisici come l'insorgenza di crampi da dis-elettrolismo e /o colpo di calore.
Alimentazione pre allenamento: l'obiettivo è fornire energia ed evitare il senso di fame.
3/4 ore prima dell'attività assumere carboidrati a basso indice glicemico (es. pane, pasta integrali).
1/2 ore prima dell'attività assumere carboidrati a medio basso indice glicemico (cereali, biscotti secchi e frutta).
Nell'immediato pre allenamento consumare barrette energetiche, sport gel.
Alimentazione durante l'allenamento: l'obiettivo è migliorare la performance, mantenere costante la glicemia e ritardare l'insorgenza della fatica.
Assumere carboidrati di facile assorbimento e acqua (bevande isotoniche).
Alimentarsi durante l'esercizio se di durata maggiore di 2h.
Alimentazione post allenamento: l'obiettivo è di ricostituire le riserve di glicogeno muscolare consumate durante l'esercizio.
Entro le 2h successive, meglio se nei 30 minuti immediatamente dopo l'esercizio, è necessario assumere un pasto/spuntino composto da carboidrati ad alto indice glicemico e proteine.
Tabella degli alimenti consigliati e sconsigliati per il pre allenamento
Tabella degli alimenti consigliati per il post allenamento
Capacità motorie:
Le capacità motorie sono l'insieme delle caratteristiche che l'individuo possiede che permettono l'apprendimento e l'esecuzione delle azioni motorie, e che concorrono a determinare la prestazione sportiva.
Capacità coordinative generali:
Capacità di apprendimento motorio: esprime attraverso il tempo l'attitudine all'apprendimento di un gesto.
Capacità di controllo motorio: capacità dell'atleta di realizzare gesti, controllando e regolando i movimenti, per raggiungere lo scopo dell'azione.
Capacità di adattamento e trasformazione: capacità di adattare il movimento in base all'ambiente e alla situazione in cui ci si trova.
Capacità coordinative speciali:
Capacità di equilibrio: permette di mantenere una posizione ottimale, sia statica che dinamica, in funzione del gesto da svolgere.
Capacità di orientamento: capacità di variare e determinare i movimenti in funzione dello spazio e in relazione all'avversario.
Capacità di reazione: capacità di programmare ed eseguire rapidamente un gesto in relazione ad uno stimolo esterno.
Capacità di adattamento: capacità di adattare il movimento a seconda della situazione, mantenendo o cambiando completamente il gesto.
Fantasia motoria: capacità dell'atleta di creare nuovi gesti in base al suo livello di esperienza.
Capacità di ritmizzazione: si manifesta come ordine cronologico della dinamica muscolare, di come viene erogata la forza, ed esprime il decorso spazio-tempo del suo svolgimento.
Capacità di accoppiamento e combinazione: capacità di coordinare tra loro in successione i movimenti parziali del corpo e le singole fasi del movimento.
Capacità di differenziazione: si basa sulla modulazione della forza e sul confronto tra movimento programmato e movimento effettivamente eseguito.
Capacità condizionali:
Forza esplosiva: capacità di sprigionare il più alto livello di forza nel minor tempo possibile, per esempio come succede nelle proiezioni.
Forza resistente: capacità di resistere a carichi di lavoro prolungati.
Rapidità: riuscire ad eseguire reazioni e azioni motorie in tempi minimi.
Resistenza: Capacità dell'atleta di protrarre nel tempo uno sforzo.
Capacità senso-percettive:
Le capacità senso-percettive permettono di mettere in relazione il proprio corpo con il mondo esterno tramite le sensazioni (rapporto sensoriale e neurologico) e le percezioni (presa di coscienza psichica).
Classificazione nel judo paralimpico:
Sensazioni cinestetiche (propriocezione)
Percezioni uditive
Percezioni Tattili
La mancanza delle percezioni visive porta l'atleta a doversi affidare e dover affinare gli altri sensi.
Abilità motorie:
Le abilità motorie consentono di raggiungere un certo scopo nel minor tempo possibile, con il minor dispendio energetico e la massima probabilità di riuscita.
Nel judo si identificano attraverso tutte le tecniche, le azioni/reazioni, le strategie che il judoka ha acquisito e che perfeziona con lo scopo di atterrare l'avversario, immobilizzarlo, portarlo alla resa.
Schemi motori:
Camminare (nei momenti in cui gli atleti saranno in posizione eretta)
Lanciare (nelle proiezioni)
Afferrare (nella quasi totalità dell'incontro)
Rotolare (nei combattimenti a terra)
Strisciare (nei combattimenti a terra)
Piani di lavoro:
Piano sagittale
Piano frontale
Piano trasversale
Tipologia di riscaldamento comunemente utilizzata:
Il riscaldamento è una componente fondamentale per l'inizio dell'attività, prepara infatti il corpo dal punto di vista fisico e mentale ad uno sforzo successivo.
Il riscaldamento può essere diviso in:
Riscaldamento generale: che ha come obiettivo l'aumento della temperatura corporea, aumento della mobilità e della flessibilità, e attivazione del sistema cardiorespiratorio.
Riscaldamento specifico: che ha come obiettivo il costruire ed affinare, attraverso la replica dei gesti tecnici, la meccanica propria dei movimenti.
Il riscaldamento comprende:
La parte condizionale: evidenziata nella fase di simulazione dell'impegno muscolare/metabolico di gara.
La parte coordinativa: che può trovarsi in tutti gli esercizi proposti.
La parte tecnica (gesto specifico): nella fase in cui si richiamano i gesti tecnici specifici.
L'aumento della mobilità articolare.
L'aumento della flessibilità muscolare e l'elasticità.
Per via della loro disabilità, gli atleti paralimpici, andranno accompagnati ed istruiti nelle varie parti, cercando di dare sicurezza e indicandogli gli spazi che possono essere occupati.
Oltre a preparare l'atleta per sostenere lo sforzo durante l'allenamento o la gara, il riscaldamento è importante per la prevenzione degli infortuni a livello articolare e muscolare.
Nel pre riscaldamento possono venire proposti alcuni esercizi di stretching statico/dinamico e di core stability.
Principali muscoli coinvolti (classificazione ascendente o discendente):
Nel Judo l'utilizzo della muscolatura dipende dalla fase, attacco e difesa, e dai gesti tecnici che si vogliono riprodurre, tecniche di proiezione o di controllo.
La classificazione dei muscoli in agonisti, sinergici e fissatori è molto difficile in quanto l'atleta, a seconda della situazione e dell'azione da svolgere, cambierà le modalità in cui verrà impegnato un distretto muscolare.
classificazione discendente dei muscoli:
Muscoli del Collo, maggiormente sollecitati nella fase di difesa.
Muscoli della Spalla (deltoide, cuffia dei rotatori), maggiormente sollecitati nella fase di attacco.
Muscoli del braccio (bicipite brachiale, tricipite).
Muscoli dell'avambraccio (flessori ed estensori del carpo e delle dita).
Muscoli spinoappendicolari (trapezio, grande dorsale).
Muscoli toracoappendicolari (gran pettorale).
Muscoli lombari.
Muscoli addominali.
Muscoli delle gambe (quadricipite, ischiocrurali, gastrocnemio, soleo).
Principali articolazioni coinvolte (classificazione discendente):
Articolazioni della spalla
Sterno-clavicolare: permette movimento orizzontali (avanti e indietro), verticali (in alto e in basso) e combinati (circonduzioni) della spalla.
Acromio-clavicolare: consente una maggior libertà di movimento del braccio.
Scapolo-omerale: permette la flessione, l'estensione, l'adduzione, l'abduzione e la circonduzione della spalla.
Articolazione del gomito
Radio e ulna si articolano con la parte distale dell'omero e permettono la flessione e l'estensione dell'avambraccio rispetto al braccio e la sua pronazione e supinazione.
Articolazione del polso
Permette i movimenti di flessione ed estensione della mano.
Articolazione delle dita
Articolazioni della colonna vertebrale
Consentono la mobilità della colonna con movimenti di flessione e estensione, movimenti laterali e movimenti di torsione.
Articolazione dell'anca (coxo-femorale)
Supporta il peso del corpo e consente un'ampia gamma di movimenti.
Articolazione del ginocchio
Permette movimenti di flesso estensione della gamba e movimenti di rotazione limitati.
Articolazione della caviglia (tibio-tarsica)
Consente i movimenti di flessione dorsale e plantare, eversione e inversione del piede.
Gesti tecnici di base:
Tecniche di proiezione (Nage-Waza):
Tecniche di mano e di spalla (Te-Waza)
Tecniche di anca (Koshi-Waza)
Tecniche di gamba (Ashi-Waza)
Tecniche di sacrificio in avanti (Maesutemi-Waza)
Tecniche di sacrificio sul lato (Yokosutemi-Waza)
Tecniche di controllo (Katame-Waza):
Tecniche di immobilizzazioni al suolo (Osaekomi-Waza)
Tecniche di soffocamento (Shime-Waza)
Tecniche di leva articolare (Kansetsu-Waza)
Aspetti usuranti:
Nel judo paralimpico la presa dell'avversario, che deve essere prolungata e durare per la quasi totalità del combattimento, può portare al sovraccarico funzionale dell'articolazione delle dita e del polso.
I frequenti impatti sulla superficie di gara possono, nel tempo, portare ad una minore stabilità dell'articolazione del ginocchio e delle caviglie e/o a traumi a livello dell'articolazione dell'anca.
Le tecniche di proiezione, se eseguite frequentemente durante gli incontri, possono portare al sovraccarico funzionale del cingolo scapolare.
Infortuni più frequenti (distretto anatomico):
Dolore alla colonna vertebrale nel tratto cervicale e/o lombare: che può essere dovuto alla caduta a seguito di una proiezione subita.
Infiammazione e lesione del cingolo scapolare: dovuto alle prese e al frequente utilizzo delle tecniche di proiezione.
Traumi all'articolazione del polso e delle dita.
Traumi all'articolazione coxo-femorale.
Distorsioni al ginocchio.
Distorsione alla caviglia.
Nello studio di Fagher K. et al. (2019) si evidenzia che, all'interno del campione preso in esame (judoka paralimpici), il 39% delle lesioni si sono verificate nella parte superiore del corpo, con il cingolo scapolare che è stata la sede del corpo più colpita, il 42% delle lesioni si sono verificate negli arti inferiori e il restante 18% alla colonna vertebrale.
Le diagnosi più comuni sono state distorsioni/stiramenti/rotture dell'arto inferiore.
La maggior parte delle lesioni si sono verificate durante le tecniche di proiezione in postura eretta o semieretta.
Test specifici:
SJFT per parajudoka: Special Judo Fitness Test per parajudoka
Video-regolamento:
Bibliografia: